Carissime amiche e carissimi amici, sono ritornato da alcuni giorni in Italia dopo la intensa esperienza vissuta a Cuba.
La complessa situazione dell’isola, che ho cercato di raccontare più volte, la si può comprendere solo vivendola!
Sono stati giorni, settimane durissime per i tanti disagi sperimentati…
La mancanza quasi totale di energia elettrica e di acqua ha reso il quotidiano pesante, spesso insostenibile.
I numerosi incontri che hanno caratterizzato la mia missione e che mi hanno permesso di confrontarmi con medici, infermieri, mamme, bambini, anziani, malati, volontari di Semi di Pace, amici delle istituzioni martiane e di vari organismi, collaboratori generosi di umanità, mi hanno convinto, ancor di più, che non possiamo chiudere gli occhi o spegnere le coscienze di fronte a tanta sofferenza che attraversa milioni di persone, in tutto il mondo.
Tra le numerose immagini che si sono scolpite nel mio cuore e nella mente c’è quella della direttrice dell’ospedale Juan Manuel Márquez de L’Avana, il luogo dove è particolarmente evidente la drammaticità della malattia che non si può curare perché l’embargo americano impedisce l’acquisizione di farmaci e apparecchiature essenziali per salvare la vita dei bambini.
In questo ospedale, nei reparti di oncologia pediatrica c’è silenzio, c’è dolore, c’è attesa…
I genitori dei piccoli hanno consumato le lacrime e si affidano agli eroi con i camici bianchi, consegnano a Dio le ultime preghiere rimaste.
La direttrice, Araís Consuegra Otero, è lì, vive per questo presidio di umanità che resiste giorno e notte, che combatte per accogliere i tanti feriti e lacerati, non dalle bombe, che a Cuba fino ad oggi non sono cadute, ma dalla asfissia persistente della grande potenza Americana.
Lei, la piccola, grande donna, con il volto segnato dalla stanchezza, stremata dal dolore, si emoziona, piange ed eleva il canto più bello dell’amore. Quell’amore che diviene dolce carezza, parola di conforto e di incoraggiamento per gli altri sanitari, per le famiglie, per il popolo…
Lei, Araís, che abbraccio con infinita gratitudine, immagine della bellezza che sa contrastare l’abominio del male, lei è il sussurro della speranza, la mia, la tua, la nostra!
Luca Bondi
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