ALLA CITTADELLA LA MEMORIA DIVENTA IMPEGNO: L’OMAGGIO A PAOLO BORSELLINO CON L’ISPETTORE MAURIZIO ORTOLAN

Scritto il 30/07/2026
da Semi di Pace

“Dobbiamo liberare il passato dal velo delle verità, nascoste o manipolate, della memoria. Ma anche prendere le distanze dalla retorica della memoria, quella memoria che usa parole d’occasione per celebrare in morte ciò che ha dimenticato o omesso di difendere in vita”.

Con queste parole di Don Luigi Ciotti lette da chi scrive, in qualità di referente dell’associazione umanitaria Semi di Pace per Libera, ha avuto inizio la breve ma intensa commemorazione di Paolo Borsellino e della sua scorta nell’anniversario della strage di via D’Amelio che si è svolta oggi presso la Cittadella di Semi di Pace a Tarquinia.

Ho condiviso con i presenti i saluti del Presidente Luca Bondi, impegnato per una missione umanitaria a Cuba, che ha voluto sottolineare, in tempi di disumanità e illegalità, la necessità di fare memoria per rinnovare la nostra responsabilità personale e collettiva per un impegno quotidiano di vigilanza, di azione e di denuncia a difesa del bene comune.

A seguire ha toccato i cuori dei presenti l’intervento di Enrico Ronca, componente Centro Studi José Martì e Gruppo Giovani “New Wave”, che ha ricordato che Paolo Borsellino vive ancora oggi ogni volta che un ragazzo preferisce studiare invece di prendere una scorciatoia, ogni volta che un giudice firma una sentenza col coraggio in mano, ogni volta che un cittadino dice “no” e paga le tasse, denuncia e non abbassa lo sguardo. 

Paolo Borsellino ci ha insegnato che la legalità rappresenta l’essenza della democrazia. La legalità è l’aria che una democrazia respira. Senza di essa non c’è libertà, non c’è speranza, non c’è futuro. È impegno quotidiano, è fatica, è coerenza.  Ci ha insegnato che la memoria è un impegno perché ci dice da quale parte stare. 

Enrico ha ricordato i ragazzi della scorta: Agostino, Emanuela, Vincenzo, Walter e Claudio. Tutti giovani che non hanno avuto un futuro.

Paolo Borsellino diceva: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. 

E rivolto ai presenti ha dichiarato con fermezza che noi tutti oggi scegliamo di non avere paura, di avere memoria e speranza.

È la certezza che ogni aula di scuola dove si parla di legalità, ogni associazione che restituisce beni confiscati, ogni giovane che non si gira dall’altra parte, è una sconfitta in più per la mafia. 

Enrico ha concluso il suo intervento con le parole di Paolo Borsellino:

“Dobbiamo abituarci a pensare che la mafia non è invincibile. E che, se vogliamo, possiamo sconfiggerla.” 

Chiudendo con “Noi vogliamo!”. 

Ha preso dopo la parola Piero Rosati, voce narrante di Libera e dell’associazione che ha ricordato che ci sono uomini che attraversano il proprio tempo e altri che lo cambiano.

Paolo Borsellino e Giovanni Falcone appartengono a questa seconda categoria.

Per una curiosa nemesi della storia, “Cosa Nostra”, pensava di poter spegnere e fermare questi uomini con il rumore di una esplosione. Ma nella loro cieca e violenta ignoranza non avevano compreso che le idee non conoscono il fragore delle bombe. Ma trovano gambe per continuare a camminare sulle gambe di chi decide di non voltarsi dall’altra parte.

Ricordare questi uomini significa chiedersi ogni giorno, da che parte stare.

Significa rifiutare l’indifferenza, la complicità silenziosa, l’idea che al male ci si possa abituare, così come alla violenza, all’odio, alle bombe, alla guerra.

Il loro esempio ci ricorda che la legalità non è una parola da celebrare nelle ricorrenze a memoria di eventi terribili, ma un impegno da vivere nei gesti più semplici e nelle scelte quotidiane.

Ha concluso il suo intervento con una promessa, quella che il sacrificio di chi ha dato la vita per la giustizia non sarà mai ridotto ad una data sul calendario, ma sarà un impegno continuo in difesa della verità e della libertà prima di leggere le parole di Giovanni Falcone.

“La mafia è un fenomeno umano, come tutti i fenomeni umani, ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.”

Introdotto da Cinzia Brandi, che lo ha presentato, ha preso la parola l’ospite dell’incontro Maurizio Ortolan, ispettore di Polizia, dal 1987 al 2013 nel Nucleo Centrale Anticrimine, specializzato nel contrasto alla mafia e nella cattura dei latitanti più pericolosi, dal 2005 al 2014 impegnato a Palermo nella Sezione Catturandi della Squadra Mobile. Impegnato anche in diverse missioni in Germania, in Spagna, negli Stati Uniti, in Australia ha tra l’altro partecipato all’arresto di Bernardo Provenzano.

Maurizio ci ha raccontato, in un intervento breve e incisivo come pochi, la sua storia di poliziotto romano catapultato a Palermo a caccia dei grandi latitanti mafiosi, negli anni più caldi della lotta a Cosa nostra. Il suo racconto è stato avvincente, appassionato, a volte amaro, altre ironico e pungente. Ci ha narrato delle attese e delle azioni, delle parole e dei silenzi, dei dialoghi in lingua siciliana tra i magistrati e i collaboratori di giustizia, del rapporto come agente di scorta di Francesco Marino Mannoia e di altri “pentiti” di mafia, ha ricordato le sue trascrizioni dattilografe durante gli interrogatori, della Bibbia contenente i “pizzini” di Bernardo Provenzano. Una testimonianza diretta, semplice, umana, incalzante sugli ultimi trent’anni del paese tra strade della Ciociaria e stanze fumose della polizia.

Prima dell’incontro ho accompagnato Maurizio e Signora per una breve visita nel Parco della Pace, entrambi sono rimasti colpiti dalla ricchezza del luogo e dalla sua tragica bellezza, manifestando il desiderio di ritornare in Cittadella per altri eventi.

L’incontro si è concluso con le foto di rito presso la stele che ricorda i due magistrati, un momento assieme di memoria e di condivisione, una piccola e significativa testimonianza di comunità e di impegno.

Antonio Paone, referente di Libera per Semi di Pace

Antonio Paone, referente di Libera per Semi di Pace
Enrico Ronca, componente Centro Studi José Martì e Gruppo Giovani “New Wave”
Piero Rosati, voce narrante di Libera e dell’associazione
Cinzia Brandi
Maurizio Ortolan, ispettore di Polizia, dal 1987 al 2013 nel Nucleo Centrale Anticrimine, specializzato nel contrasto alla mafia e nella cattura dei latitanti più pericolosi, dal 2005 al 2014 impegnato a Palermo nella Sezione Catturandi della Squadra Mobile
La stele in ricordo dei magistrati Falcone e Borsellino e delle loro scorte