27 GENNAIO: NELLA CITTADELLA DI SEMI DI PACE OGNI GIORNO E’ MEMORIA

Scritto il 27/01/2026
da Semi di Pace

Il primo campo di sterminio nazista ad essere liberato fu Majdanek: ciò avvenne ad opera dell’Armata Rossa il 23 luglio del 1944. Il successivo 27 gennaio fu la volta di Auschwitz, mentre l’ultimo lager della lista fu Mauthausen, liberato dalle forze americane il 5 maggio 1945. Una risoluzione dell’ONU approvata il 1° novembre del 2005 scelse la data della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz per ricordare quell’orrore, per rendere onore alle vittime, a coloro che sopravvissero a quella tragedia e a quanti vi si opposero, rischiando o perdendo la propria vita.

Fare memoria ci rende più umani. Fare memoria non è un atto passivo, ma significa camminare nella consapevolezza e nella conoscenza. La memoria ci permette di vivere e interpretare meglio il presente, ci orienta e ci sottrae all’oscurità e all’inconsapevolezza che ci confondono e ci intontiscono. La memoria del passato – purché “narrata con verità”, come affermò già Polibio nelle Storie (III secolo a. C.) – è un indispensabile strumento per comprendere il presente: spesso l’insegnamento tratto dalle vicende altrui rappresenta una guida che ci infonde coraggio.

Ancora oggi tuttavia, come avvenuto in altre occasioni nella storia umana, si cerca di inquinare i fatti, di svilirli, travisarli e addirittura negarli.  Per fare memoria e rendere giustizia agli avvenimenti accaduti diventa dunque imprescindibile ricorrere alle fonti primarie, ovvero alla documentazione scritta e alle testimonianze orali (quando ancora disponibili) di chi a quegli eventi fu presente. Togliere la voce ai testimoni, cancellare o distorcere le informazioni sono spesso atti commessi da regimi illiberali: quei regimi sanno che la memoria forma le identità e le coscienze degli uomini e, di conseguenza, la temono.

Il Giorno della Memoria ha dunque un valore enorme che non può essere sottostimato. Lasciar cadere nell’oblio i fatti vissuti rende questi ultimi inutili, facendo un enorme torto a coloro che li hanno attraversati con terribile dolore, come è toccato agli ebrei della Shoah (e alle vittime di tutte le Shoah). È per questi motivi, perché è accaduta ‘appena’ poco più di 80 anni fa e perché la Shoah è parte fondante della storia dell’Europa – indicando con le sue atrocità il punto più basso cui l’Uomo può arrivare e al quale non deve invece mai più tornare – che continuiamo a celebrarla e a ricordare i valori di fratellanza e tolleranza che rappresentano la sua antitesi.

Nel Giorno della Memoria si vogliono onorare non solo le vittime ma anche i “Giusti fra le Nazioni”, le persone non ebree che hanno rischiato, e a volte perduto, la loro vita per salvare gli ebrei dal genocidio: si tratta di uno straordinario riconoscimento conferito dallo Yad Vashem di Gerusalemme, in omaggio al principio talmudico per cui “chi salva una vita, salva il mondo intero”.

Le persone che hanno incarnato il coraggio o un valore morale positivo, quando intorno a loro dominavano odio, indifferenza e distruzione, alimentano la fiducia nella vita e ispirano il nostro presente. Fare memoria significa altresì porre un argine alle derive violente, alle discriminazioni, al razzismo e al suprematismo ideologico.

Nella Cittadella di “Semi di Pace”, a Tarquinia, ricordiamo il Memoriale della Shoah all’interno del Parco della Pace, una delle rare installazioni del genere presenti in Italia (la più importante in assoluto per forza della testimonianza e completezza della documentazione rimane ovviamente il celebre binario 21 della Stazione Centrale di Milano). Dal 2016, quando venne istituito, a oggi sono venute in visita al Memoriale migliaia di persone, fra le quali testimoni diretti che hanno raccontato le proprie storie e studenti di ogni ordine e grado. Tutti hanno sostato con emozione e rispetto davanti al vagone merci del 1935, corrispondente in tutto e per tutto a quei vagoni che trasportarono i deportati verso i campi di sterminio. Il vagone – che si trova al centro di un percorso scandito da 40 pannelli che costituiscono una sorta di mostra permanente e sono un distillato del catalogo “La Shoah in Italia. Persecuzioni e deportazioni (1938-1945)”, realizzato nel 2017 dalla professoressa Elisa Guida – è l’autentico simbolo del Memoriale. Da lì si riparte ogni volta per fare memoria, per ragionare e per affrontare un po’ più consapevolmente le sfide dell’oggi.

Fabio Molin e Luisa Riccardi – Collaboratori del Parco della Pace della Cittadella

Il Memoriale della Shoah nella Cittadella di Semi di Pace, a Tarquinia
2016 – 2026: dieci anni impressi negli scatti.
La cronistoria visiva del Memoriale della Shoah, un racconto che anno dopo anno continua a custodire la storia e a educare le nuove generazioni