1° GENNAIO 2026 – LIX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE“Agire la Pace per restare Umani”

Scritto il 31/12/2025
da Semi di Pace

“Cultivo una rosa blanca”, di José Martí:

«Coltivo una rosa bianca… per l’amico sincero… e per il crudele che mi strappa il cuore… coltivo la rosa bianca».

Un atto simbolico compiuto da Papa Leone XIV, per onorare la memoria del suo predecessore Papa Francesco, è stato il deporre una rosa bianca sulla sua tomba. Per il Pontefice come per Martí, la rosa bianca simboleggia un amore che non si vendica e che non fa distinzione tra amici e nemici, incarnando perfettamente quella pace, che non alza barriere e accoglie senza distinzioni.

Nel messaggio di sua Santità per la LIX Giornata Mondiale della Pace – “La pace sia con tutti voi.
Verso una pace disarmata e disarmante” emergono per noi tutti e, soprattutto per chi si sforza controcorrente di “rimanere umano”, importanti indicazioni spirituali ma soprattutto comportamentali. Gli “operatori di pace” vengono definiti “sentinelle” che vedono la luce anche nel buio profondo delle guerre e delle violenze e cercano di riunire i frammenti provocati dalla “guerra mondiale a pezzi”, enunciata pe la prima volta da Papa Francesco.

Non si tratta di augurare semplicemente la Pace, come in un cordiale e socievole saluto di una giornata di ricorrenza, ma di “agire” la Pace, che per i cristiani significa la Pace di Cristo “disarmante e disarmata”, come la definisce Papa Leone XIV, Pace umile e perseverante perché deriva dall’amore incondizionato di Dio.

Ciò a cui assistiamo ogni giorno, va in direzione ostinata e contraria, è l’acuirsi dei conflitti locali ma che provocano effetti globali, diffondendo nel mondo carestie, fame, migrazione e violenza. Basti pensare ai conflitti in atto che si stima coinvolgano oltre due miliardi di persone. Umanità dimenticata, oppressa, “danno collaterale” per coloro che praticano le logiche di potere oligarchico.

Di fronte a ciò si ha una duplice via: pessimismo e rassegnazione o speranza e azione.

Questo è il messaggio, speranza e azione, significa modificarci nel profondo, vincere l’indifferenza e l’assuefazione ai crimini, attivando il nostro filtro critico contro i media e certa propaganda che ci propongono la “Cultura della paura”, come continua insicurezza sociale e globale che richiede interventi drastici, autoritari e soprattutto mani libere per riarmo a scapito di cultura ed educazione.

E’ necessario tornare alla “Cultura della Memoria” che è rispetto delle motivazioni, delle azioni e delle ricadute che nel Novecento ci hanno fatto toccare l’abisso della disumanità e dello sterminio.

“Cultura della Memoria” è sorella della Pace, ma soprattutto è responsabilità verso l’Altro, verso i “prossimi” a noi, così come Sant’Agostino esortava i fedeli a stringere un’amicizia indissolubile con la pace interiore per poterla poi irradiare verso gli altri.

Amicizia che usa un linguaggio amico e non parole che diventino armi di esclusione o di odio.

Amicizia che non vede mai un nemico, o un ostacolo nell’altro, ma un “fratello aiutato dal fratello”.

Amicizia che rifiuta l’idea “realista” che la guerra sia l’unica soluzione possibile ai conflitti.

In Martí la concezione di amicizia e di pace era complessa (pensando alla parte di vita passata ad organizzare la guerra d’Indipendenza):

  • Non amava la violenza: definì la rivoluzione cubana come la “guerra necessaria”, non mossa dall’odio verso lo spagnolo, ma dal desiderio di stabilire una pace duratura basata sulla giustizia. Per lui, non poteva esserci vera pace sotto l’oppressione.
  • Pace tra le razze: In un’epoca di forte razzismo, Martí fu un pioniere dell’integrazione. Nel suo saggio Nuestra América, sostenne che “non c’è odio di razza perché non ci sono razze”. La pace sociale dipende dal riconoscimento dell’identità umana universale.
  • Armonia con la natura: La pace per Martí è anche un equilibrio cosmico. L’uomo che vive in armonia con la natura e con i propri valori morali è l’unico capace di costruire una nazione pacifica.

In vista del prossimo 1° gennaio 2026, auspichiamo che la pace non sia un’utopia lontana, ma una presenza e un cammino per “sentinelle” in grado di resistere al sonno dell’indifferenza e della rassegnazione.

L’augurio per il nuovo anno è quello di trasformare la speranza in “scelta quotidiana d’azione”, diventando noi stessi quella luce che brilla anche nelle ore più buie della storia.

“Che la pace agita sia in noi”.

Prof. Ugo Longo – Direttore Centro Studi “José Martí” per la pace e la fraternità tra i popoli



L’associazione umanitaria Semi di Pace augura a tutti un sereno e fraterno anno nuovo, con l’impegno di essere piccoli “artigiani di pace” in ogni ambito delle relazioni.

Prof. Ugo Longo – Direttore Centro Studi “José Martí” per la pace e la fraternità tra i popoli